Ci sono viaggi che sogni per anni e poi, quando finalmente li vivi, ti accorgi che la realtà supera le aspettative. Per me il Giappone è stato esattamente questo: un susseguirsi di città enormi e silenziose, quartieri scintillanti e templi immersi nella quiete, mercati profumati, treni puntualissimi, onsen rilassanti e isole tropicali che sembrano appartenere a un altro Paese.

Io sono Laura, fondatrice de “I Weekendieri” e in questo articolo ti porto con me nel mio itinerario in Giappone, un viaggio di 19 giorni che sfiora il classico formato da tre settimane e che, secondo me, è perfetto se stai cercando un percorso completo, vario e pieno di contrasti. Ho alternato grandi classici come Tokyo, Kyoto e Osaka a tappe più suggestive e meno scontate come Takayama, Shirakawa-go, Kinosaki Onsen e Ishigaki, fino ad arrivare a Okinawa, che mi ha mostrato un volto del Giappone completamente diverso da quello che immaginavo.

Se stai organizzando un itinerario Giappone fai da te e vuoi capire davvero come incastrare città iconiche, cultura, cibo e paesaggi, questa guida può esserti utilissima.

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Il nostro itinerario in Giappone: tappe, ritmo di viaggio e primi consigli utili

Il filo conduttore di questo viaggio è stato il contrasto. Ho iniziato con 5 giorni a Tokyo, poi sono passata alle atmosfere più tradizionali di Takayama e Shirakawa-go, ho continuato con la grazia di Kanazawa e Kyoto, mi sono fermata nel silenzio caldo di Kinosaki Onsen, ho vissuto la memoria di Hiroshima e la spiritualità di Miyajima, e infine ho cambiato completamente scenario tra Okinawa, Ishigaki e Osaka. È un itinerario intenso ma ben bilanciato, perché alterna tappe veloci ad altre in cui si respira davvero.

La prima cosa che mi sento di consigliarti è di viaggiare leggero o comunque di organizzarti molto bene con i bagagli. A Kyoto, per esempio, il sito ufficiale del turismo consiglia chiaramente di combinare treni e bus e di evitare di salire sui bus cittadini con valigie ingombranti, proprio per muoversi meglio e con più rispetto per chi vive la città ogni giorno.

Il secondo consiglio è questo, non pensare al Giappone come a un unico blocco. In un solo viaggio puoi passare dalla Tokyo più elettrica all’atmosfera da periodo Edo di Takayama, dai birrifici di sake di Fushimi alla cultura onsen di Kinosaki, fino al volto subtropicale di Okinawa, dove Naha è collegata bene dall’aeroporto grazie alla Yui Rail e Ishigaki si gira anche in bus tra aeroporto e punti panoramici principali.

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Tokyo in 5 giorni: cosa vedere tra quartieri iconici, templi e skyline

Tokyo è stata il mio ingresso perfetto in Giappone. Cinque giorni qui non sono troppi, sono il minimo giusto per lasciarsi travolgere dalla città e, allo stesso tempo, iniziare a capirla. Tokyo non è solo una metropoli immensa. È un insieme di anime diverse, e il segreto è non provare a vedere tutto, ma scegliere bene le zone da vivere.

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I quartieri di Tokyo da non perdere in un primo viaggio

Io ti consiglio di partire da Asakusa, perché è uno di quei luoghi che ti fanno sentire immediatamente in Giappone. Qui si trovano il Senso-ji, il tempio buddhista più antico di Tokyo, la celebre Kaminarimon e la vivace via commerciale Nakamise, piena di negozietti, snack e souvenir. È una zona perfetta per entrare subito nell’atmosfera della città, soprattutto se ci vai al mattino presto.

Poi c’è Shibuya, che per me rappresenta la Tokyo più contemporanea, giovane e movimentata. È il quartiere in cui ti ritrovi immersa tra schermi luminosi, locali, shopping e una folla continua che però, incredibilmente, ha sempre un suo ordine. Il bello di Tokyo è proprio questo: riesce a essere intensa senza risultare mai davvero caotica come ti aspetteresti.

Cosa mangiare assolutamente a Tokyo

A Tokyo si mangia benissimo praticamente ovunque, ma secondo me vale la pena cercare anche qualche specialità più locale oltre ai grandi classici. Sul sito ufficiale del turismo di Tokyo vengono citati, tra gli altri, piatti come il Fukagawa-meshi, il chanko-nabe e il monjayaki, tre esempi perfetti di una cucina cittadina che spesso chi visita Tokyo per la prima volta non considera abbastanza.

Il mio consiglio è di alternare pasti iconici e piccoli assaggi: sushi, ramen e tempura sì, ma senza dimenticare mercatini, izakaya e ristoranti di quartiere. Tokyo è il posto in cui puoi fare una colazione semplice, un pranzo velocissimo e una cena memorabile nello stesso giorno. Ed è anche il luogo in cui, dopo qualche ora, inizi a capire che il Giappone ti sta già cambiando il ritmo.

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Takayama e Shirakawa-go: tra tradizione, mercati e villaggi da cartolina

Dopo l’impatto di Tokyo, Takayama è stata una carezza. Qui il Giappone si fa più intimo, più raccolto, quasi sospeso. È il posto giusto se vuoi rallentare, passeggiare senza fretta e ritrovarti tra case in legno, botteghe, distillerie di sake e mercati mattutini.

Cosa vedere a Takayama in 1 giorno

Il cuore della città è la Sanmachi Suji, la storica old town di Takayama, che conserva ancora l’atmosfera del vecchio quartiere mercantile. Passeggiando qui si incontrano edifici tradizionali, negozi artigianali, birrifici di sake e street food locale. È una tappa piccola ma densissima di fascino, e proprio per questo l’ho adorata.

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Se passi da Takayama devi assolutamente assaggiare il manzo di Hida, una delle specialità più famose della zona. Lo trovi in tantissime versioni, dal sushi agli spiedini, ed è uno di quei sapori che ti restano impressi.

Escursione a Shirakawa-go in giornata con ritorno a Takayama

Da Takayama ho fatto una gita in giornata a Shirakawa-go, e secondo me è una delle escursioni più belle che si possano inserire in un itinerario del genere. Il collegamento in bus è comodissimo, dal Takayama Nohi Bus Center ci vogliono circa 50 minuti, e alcune corse richiedono prenotazione.

Appena arrivi capisci subito perché questo villaggio è così famoso. Shirakawa-go è noto per le sue case tradizionali in stile gassho-zukuri, ed è un sito riconosciuto a livello mondiale per il suo valore storico e culturale. Nel villaggio di Ogimachi ci sono oltre 100 edifici di questo tipo, e l’effetto d’insieme è davvero da cartolina.

Qui il mio consiglio è semplice, non correre. Cammina, osserva, fermati ai dettagli, entra almeno in una casa-museo come la Wada House e goditi la sensazione di essere finita in un Giappone completamente diverso da quello delle metropoli.

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Kanazawa in un giorno: giardini, quartieri storici e mercato del pesce

Kanazawa è stata una di quelle sorprese eleganti che non fanno rumore ma restano nel cuore. In un solo giorno puoi costruire una visita ricchissima, perché la città mette insieme giardini, quartieri storici, mercato, artigianato e un’atmosfera molto raffinata.

Le attrazioni principali da vedere a Kanazawa

Se è la tua prima volta, io partirei da Kenrokuen, considerato uno dei tre giardini più belli del Giappone, e poi proseguirei verso il quartiere di Higashi Chaya, una delle aree storiche più famose della città, legata alla tradizione delle case da tè e dell’intrattenimento geisha.

Kanazawa è perfetta anche per chi ama i mercati. L’Omicho Market, spesso definito la “cucina di Kanazawa”, ospita oltre 170 negozi e ristoranti ed è il posto giusto per capire quanto il pesce sia centrale nella vita quotidiana della città.

Cosa assaggiare a Kanazawa tra street food e cucina locale

Se ami il pesce crudo, qui sei nel posto giusto. Io ti consiglio di puntare su un bel kaisendon o comunque su una ciotola di riso con pesce freschissimo, ma anche di lasciare spazio alle specialità locali più particolari. Kanazawa è una città che si racconta benissimo anche a tavola, e Omicho è il posto giusto per iniziare.

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Kyoto in 3 giorni: templi, quartieri storici e sapori autentici

Kyoto per me è stata il cuore emotivo del viaggio. È la città in cui senti più forte il rapporto tra bellezza, silenzio e ritualità. Tre giorni non bastano per vederla tutta, ma bastano per innamorarsene.

Cosa vedere a Kyoto in 3 giorni

Io dividerei Kyoto per zone. Il primo giorno lo dedicherei a Gion e Kiyomizu, perché qui si concentrano alcune delle immagini più iconiche della città. L’area di Kiyomizu ospita il celebre Kiyomizu-dera, sito di enorme importanza storica e paesaggistica, mentre Gion è il quartiere perfetto da attraversare lentamente, magari al tramonto.

Il secondo giorno lo riserverei a Fushimi, che non è solo Fushimi Inari, è anche un quartiere legato all’acqua, ai canali e soprattutto al sake. Il sito ufficiale di Kyoto ricorda che qui si concentra una delle aree di produzione di sake più importanti del Giappone, con oltre 20 birrifici.

Il terzo giorno, invece, me lo giocherei nel centro città, tra Nishiki Market, Nijo e le vie più vive ma ancora profondamente kyotesi. Kyoto è una città che va vissuta anche così: senza fare la gara a chi spunta più templi.

Le esperienze più belle da fare a Kyoto

Una cosa che rifarei subito? Andare molto presto la mattina. Il sito ufficiale di Kyoto suggerisce chiaramente di visitare alcune zone, come Kiyomizu, nelle prime ore del giorno per evitare i momenti di maggiore affollamento. E ha assolutamente ragione, la differenza si sente tantissimo.

Un’altra esperienza che consiglio è scegliere almeno una zona da vivere con calma, senza obiettivi. Kyoto premia tantissimo quando smetti di rincorrerla e inizi semplicemente ad attraversarla.

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Cosa mangiare a Kyoto tra mercato Nishiki e cucina tradizionale

A Nishiki Market, noto come la “cucina di Kyoto”, trovi di tutto: pesce, contorni, yuba, verdure di Kyoto, omelette arrotolate e tantissimi piccoli assaggi. C’è però una cosa importante da sapere: nel mercato è espressamente richiesto di non mangiare camminando, ma di consumare davanti ai negozi o nelle aree dedicate. È un dettaglio piccolo, ma secondo me importantissimo per vivere Kyoto con rispetto.

Kinosaki Onsen: cosa vedere e perché fermarsi qui almeno una notte

Kinosaki Onsen è stata una delle tappe più speciali del viaggio. Dopo città, stazioni, mercati e templi, arrivare qui è stato come premere un tasto pausa.

L’esperienza dei bagni termali tra ryokan, yukata e atmosfera giapponese

Kinosaki è famosa per i suoi sette bagni pubblici, tutti raggiungibili a piedi all’interno del paese. È il luogo perfetto per vivere l’esperienza dell’onsen hopping, cioè passare da un bagno all’altro indossando yukata e geta, come vuole la tradizione. Chi dorme in molti ryokan riceve di solito un pass per accedere ai bagni, mentre anche chi visita Kinosaki in giornata può acquistare un pass dedicato.

Cosa fare a Kinosaki Onsen oltre agli onsen

Oltre ai bagni, ti consiglio di prendere la ropeway verso il Monte Daishi. A metà strada si trova Onsenji Temple, il tempio guardiano di Kinosaki Onsen, storicamente legato ai rituali di purificazione prima dell’ingresso nelle acque termali. Dalla cima, inoltre, la vista è splendida.

Se posso darti un solo consiglio su questa tappa è questo: non viverla come una semplice sosta logistica. Kinosaki merita davvero di essere assaporata con lentezza.

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Hiroshima e Miyajima in un giorno: memoria, spiritualità e panorami iconici

Hiroshima è una città che ti chiede un tempo diverso. Qui il viaggio smette per un attimo di essere solo scoperta e diventa anche ascolto, riflessione, memoria.

Cosa vedere a Hiroshima in un giorno

Le tappe essenziali sono il Peace Memorial Park, l’Atomic Bomb Dome e il Peace Memorial Museum. Il parco è oggi un luogo di raccoglimento e preghiera nel cuore della città, mentre il museo racconta con grande forza la tragedia e la ricostruzione di Hiroshima. Sono luoghi che, secondo me, vanno visitati con rispetto e senza fretta.

Cosa vedere a Miyajima in giornata da Hiroshima

Da Hiroshima ho fatto anche l’escursione a Miyajima, che è comodissima da inserire nella stessa tappa. Il sito ufficiale del Giappone la indica come raggiungibile in circa un’ora da Hiroshima Station tra treno e traghetto, mentre il traghetto JR impiega circa 10 minuti e in alcune corse passa vicino al grande torii.

L’isola è famosa soprattutto per l’Itsukushima Shrine e il suo iconico torii rosso sull’acqua, uno dei simboli più riconoscibili di tutto il Giappone. Se hai più tempo, c’è anche il Monte Misen, con percorsi di salita che richiedono da circa un’ora e mezza a due ore.

Cosa mangiare tra Hiroshima e Miyajima

A Hiroshima devi assolutamente provare l’okonomiyaki in stile Hiroshima, mentre a Miyajima io ti consiglio di cercare i momiji manju. È uno di quegli abbinamenti di sapori che finisci per associare subito al luogo.

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Okinawa in un giorno: il volto più tropicale e sorprendente del Giappone

Con Okinawa il viaggio cambia completamente atmosfera. Dopo templi, onsen, città storiche e grandi metropoli, qui il Giappone si fa più marittimo, più luminoso, più lento. Ma la cosa che mi ha colpita di più è che Okinawa non sembra semplicemente “una parte più calda del Giappone”, ha proprio un’identità culturale diversa, legata alla storia del Regno delle Ryukyu, a una cucina tutta sua e a un ritmo che si percepisce immediatamente appena si arriva. Naha, la capitale, è il punto di ingresso ideale per una tappa breve, perché concentra bene il lato più vivace e quello più storico dell’isola principale.

Cosa vedere a Okinawa in poco tempo

Con un solo giorno a disposizione, io concentrerei la visita su Naha, Shuri e un paio di deviazioni molto mirate, senza cercare di inseguire tutta l’isola principale. Naha funziona benissimo come base per una tappa corta: è la città più grande di Okinawa, ospita la Yui Rail, cioè l’unico sistema ferroviario pubblico della prefettura, ed è collegata bene sia all’aeroporto sia all’area di Shuri. Questo significa che anche in poche ore puoi costruire una giornata ricca ma realistica, senza bisogno di noleggiare un’auto.

La prima tappa che consiglio è Shuri. Qui si entra davvero nella storia di Okinawa, perché l’area di Shurijo Castle racconta il passato del Regno delle Ryukyu molto meglio di qualsiasi introduzione teorica. Anche se il castello è ancora in fase di ricostruzione dopo l’incendio del 2019, il parco e tutto il contesto storico restano fondamentali per capire questa parte del viaggio: non sei più nel Giappone “classico” di Kyoto o Tokyo, ma in un mondo che per secoli ha avuto un’identità politica e culturale propria. Il fatto stesso che Shuri fosse l’antica capitale si percepisce nell’impianto urbanistico, nelle porte in pietra, nelle mura e nell’atmosfera più solenne della zona.

Se hai un po’ più di tempo, vicino a Shuri meritano anche il Tamaudun Mausoleum, mausoleo reale della seconda dinastia Sho, e lo Shikinaen Royal Garden, l’antica villa della famiglia reale. Sono due luoghi che aggiungono profondità alla tappa, perché mostrano un volto più aristocratico, più raccolto e meno turistico della storia locale. In un articolo come questo, secondo me funzionano benissimo anche a livello narrativo: aiutano il lettore a capire che Okinawa non è soltanto mare, ma anche memoria, architettura e patrimonio culturale.

Dopo Shuri, passerei al lato più vivace della città lungo Kokusai Street, la strada simbolo di Naha. È lunga circa 1,6 chilometri ed è piena di ristoranti, bar, negozi, caffè e locali: è il posto giusto per respirare la parte più quotidiana e pop di Okinawa. Mi piace perché qui il viaggio cambia davvero tono. Dopo la solennità di Shuri, ti ritrovi in una città rumorosa, colorata, piena di insegne, profumi e persone. E se capiti di domenica, c’è anche un’atmosfera ancora più piacevole perché la strada viene chiusa al traffico.

Da Kokusai Street ti consiglio di infilarti anche nelle vie laterali, soprattutto verso Tsuboya Yachimun Street, il quartiere della ceramica. È una deviazione che secondo me arricchisce tantissimo la tappa, perché mostra una delle tradizioni artigianali più riconoscibili di Okinawa. Tra botteghe, laboratori e piccoli negozi, qui ritrovi un volto più intimo della città, molto diverso da quello delle arterie principali.

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Un altro posto utile da citare è il First Makishi Public Market, perfetto se vuoi dare alla sezione un taglio più concreto e vissuto. È uno di quei luoghi che piacciono molto anche ai lettori perché uniscono cibo, atmosfera locale e praticità: puoi fare una pausa, assaggiare prodotti tipici e vedere un pezzo di vita quotidiana di Naha senza uscire troppo dal percorso principale.

Cosa mangiare a Okinawa tra soba e piatti tipici

Anche la cucina qui cambia moltissimo, ed è uno degli aspetti che rendono Okinawa così interessante. Io ti consiglio di non trattarla come una semplice appendice del Giappone continentale, perché a tavola emerge con forza la sua identità mista, stratificata, originale. Il primo piatto da cercare è senza dubbio l’Okinawa soba, che non assomiglia alle soba di grano saraceno del resto del Giappone, ma ha una personalità tutta sua: brodo ricco, noodles più spessi e spesso carne di maiale o tofu locale.

Poi c’è il goya champuru, uno dei piatti simbolo dell’isola, uno stir fry con melone amaro, tofu e altri ingredienti che racconta benissimo la cosiddetta champuru culture, cioè la capacità di Okinawa di mescolare influenze diverse e trasformarle in qualcosa di profondamente proprio. Questo concetto del “mescolare” torna spesso anche nel racconto culturale dell’arcipelago, quindi secondo me è molto bello inserirlo nel testo.

Infine ti direi di provare anche il taco rice, che può sembrare un piatto curioso per il Giappone ma in realtà è perfettissimo per Okinawa. Riso giapponese, carne da taco, lattuga, pomodoro: un piatto nato dall’incontro tra culture diverse, che oggi è diventato un comfort food locale. È una di quelle specialità che, già da sole, spiegano perché Okinawa abbia un carattere completamente distinto dal resto del Paese.

Se vuoi rendere questa sezione ancora più ricca e sensoriale, puoi aggiungere anche altri sapori molto locali come l’Agu pork, l’umibudo — le famose “uva di mare” — o lo yushi dofu, un tofu morbido e cremoso tipico della zona di Naha e Shuri. Sono dettagli che aiutano a dare più spessore all’articolo e a far percepire meglio quanto questa tappa sia diversa da tutte le precedenti.

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Ishigaki in 2 giorni: mare, baie spettacolari e atmosfera rilassata

Se Okinawa mi ha sorpresa, Ishigaki mi ha conquistata del tutto. Qui il viaggio entra in una dimensione ancora più tropicale e rilassata. Siamo nelle Yaeyama Islands, all’estremo sud dell’arcipelago, in un contesto fatto di acque trasparenti, vegetazione subtropicale, piccole strade panoramiche e una cultura insulare ancora molto forte. È una tappa che aggiunge tantissimo all’itinerario perché spezza il ritmo urbano e culturale delle città senza diventare una semplice vacanza di mare.

Cosa vedere a Ishigaki in 2 giorni

Il simbolo assoluto dell’isola è Kabira Bay, e capisco perfettamente il perché. È uno di quei luoghi che sembrano costruiti apposta per restare nella memoria: acqua color smeraldo, sabbia chiarissima, piccoli isolotti verdi e una luce tropicale che rende tutto quasi irreale. Il sito ufficiale del turismo di Okinawa la descrive come uno dei paesaggi naturali più belli di Ishigaki, e onestamente è difficile dargli torto.

C’è però una cosa pratica importante da dire, perché è il tipo di informazione che in un articolo serve davvero, a Kabira Bay non si può nuotare dalla spiaggia. Questo non toglie nulla alla bellezza del posto, ma va specificato. Il modo migliore per viverla è salire su una delle glass-bottom boat, molto popolari in zona, che permettono di osservare coralli, pesci tropicali e fondali senza entrare in acqua. Il turismo ufficiale segnala anche che le barche partono con frequenza regolare e che spesso non serve prenotare.

Oltre alla baia, io consiglio di cercare almeno un belvedere panoramico. Tra quelli da citare, il sito turistico di Okinawa menziona i punti panoramici del nord dell’isola, come Tamatorizaki, come ottime aree per ammirare il paesaggio e persino per il cielo stellato nelle zone più lontane dal porto. Questo dettaglio è bello perché aggiunge una dimensione diversa a Ishigaki: non solo mare da giorno, ma anche grandi orizzonti, strade panoramiche e serate in cui la natura torna protagonista.

Un’altra cosa che secondo me vale la pena raccontare è che Ishigaki può essere anche una base comoda per intuire il fascino dell’intero arcipelago Yaeyama. Anche restando solo sull’isola, senti di essere in un punto di passaggio verso un mondo più remoto e ancora più selvaggio, fatto di isole minori, parchi naturali e cultura locale fortissima. Questo dà molta profondità alla tappa, soprattutto dentro un itinerario in Giappone così vario.

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Le spiagge e i panorami più belli di Ishigaki

A Ishigaki, più che inseguire una lista infinita di cose da fare, io consiglio di lasciarsi guidare dai paesaggi. Il bello dell’isola è proprio la sensazione di rallentare. A seconda del tempo che hai, puoi alternare una baia scenografica, una spiaggia più tranquilla, un punto panoramico e qualche ora in città. L’isola è abbastanza grande da offrire varietà, ma abbastanza raccolta da non risultare dispersiva.

Se vuoi dare più corpo alla sezione mare, puoi citare il fatto che Ishigaki è molto amata per snorkeling, diving e attività acquatiche, mentre il paesaggio di Kabira Bay è protetto e vissuto soprattutto attraverso le barche dal fondo trasparente. Questo contrasto tra mare da contemplare e mare da esplorare è interessante anche a livello narrativo, perché evita di appiattire tutto su una sola immagine.

Un dettaglio molto utile, soprattutto per chi non guida, è che sull’isola esistono bus pubblici e tour bus che collegano aeroporto, porto e luoghi turistici principali come Kabira Bay. Non è il posto più comodo del mondo da girare all’ultimo secondo senza pianificare, ma neanche una destinazione impossibile senza auto: basta solo controllare bene orari e coincidenze.

Cosa assaggiare a Ishigaki tra cucina locale e specialità delle Yaeyama

Anche a tavola Ishigaki cambia registro rispetto al resto del viaggio. Qui ti consiglierei di cercare subito le Yaeyama soba, una delle specialità più identitarie della zona. Sono uno di quei piatti che funzionano benissimo in un articolo perché non sono il “solito classico” conosciuto da tutti e aiutano a rendere questa tappa più memorabile.

Per chi ama la carne, poi, c’è l’Ishigaki beef, una delle specialità premium della prefettura di Okinawa, proposta in diversi stili, dallo yakiniku allo shabu-shabu. È un dettaglio che secondo me merita di entrare nel testo, perché sorprende sempre chi associa queste isole solo al pesce e alle spiagge.

Accanto a questo puoi citare anche ingredienti molto locali come l’umibudo, il pesce fresco e la frutta tropicale, che aiutano a restituire la sensazione di trovarsi in un Giappone quasi subtropicale, molto diverso da quello delle grandi città. In pratica, Ishigaki è una di quelle tappe che fanno bene non solo agli occhi, ma anche al palato.

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Osaka in 4 giorni: castello, mercati, insegne luminose e street food

Osaka è stata la chiusura perfetta di questo viaggio. Dopo la raffinatezza di Kyoto e la quiete tropicale di Ishigaki, qui si torna a una città energica, immediata, rumorosa, piena di personalità. Osaka non cerca di sedurti con compostezza: ti conquista con la sua vitalità, con il cibo, con le insegne giganti, con i quartieri popolari e con quella sua anima così diretta e teatrale. È una città che ti entra subito addosso.

Cosa vedere a Osaka in 4 giorni

Una delle tappe imprescindibili è ovviamente Osaka Castle, il grande simbolo della città. La costruzione del castello iniziò nel 1583 per volere di Toyotomi Hideyoshi, e ancora oggi il complesso conserva un’enorme forza scenica, soprattutto grazie alle mura, ai fossati e alla vista panoramica dall’osservatorio della torre. Anche se l’edificio attuale è frutto di ricostruzioni e restauri, resta uno di quei luoghi che danno subito il senso storico della città.

Secondo me, però, Osaka si capisce davvero quando dal castello passi ai quartieri del sud, alla zona di Minami, e in particolare a Dotonbori. Questo è il volto più sfacciato e iconico della città: canale, ponti, insegne tridimensionali gigantesche, il Glico Man, ristoranti, vita notturna, folla, luci. Il turismo ufficiale lo definisce il distretto simbolo di Minami, ed è esattamente così: non è solo una tappa, è un concentrato della personalità di Osaka.

Per dare più varietà alla sezione, io inserirei anche la Tombori River Cruise, una mini crociera di circa 20 minuti che permette di vedere Dotonbori dall’acqua. È una di quelle esperienze facili da infilare in quattro giorni e che aggiungono una prospettiva diversa sulla città, più leggera ma molto efficace in termini narrativi.

Se vuoi completare la parte “classici da vedere”, ci stanno benissimo anche Shinsaibashi, con la sua lunghissima area commerciale, e magari un passaggio in Amerikamura, che il sito del turismo giapponese segnala come una delle zone più vive per il people watching e la cultura giovane. Così l’immagine di Osaka diventa più completa e meno ridotta solo al castello e alle insegne.

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Dove mangiare e cosa assaggiare a Osaka

Osaka è il paradiso dello street food e, più in generale, di chi ama mangiare bene in modo diretto, conviviale e senza troppe formalità. Qui secondo me bisogna proprio abbandonarsi all’idea di assaggiare tanto e spesso. I tre classici che non possono mancare sono takoyaki, okonomiyaki e kushikatsu, ed è utile dirlo chiaramente perché sono davvero i sapori che raccontano meglio il carattere della città: goloso, popolare, immediato.

Una tappa imprescindibile è Kuromon Market, spesso soprannominato “la cucina di Osaka”. Qui trovi circa 150 negozi distribuiti lungo un’arcata di circa 580 metri, con una forte presenza di pesce fresco, frutta, carne, street food e piccoli banconi dove fermarsi per uno spuntino. È il posto perfetto per infilare nella giornata una sequenza di assaggi, senza trasformare il pranzo in un unico pasto lungo e fermo.

La cosa bella di Osaka è che il cibo non sta solo nei mercati o nei ristoranti famosi. Sta proprio nella città. In Dotonbori mangi quasi seguendo le insegne, in Kuromon ti fai guidare dai banchi, a Shinsekai scopri i locali più rétro, e in quartieri come Namba o Tenma puoi entrare in una dimensione ancora più locale. È una città che va letteralmente assaggiata.

I quartieri di Osaka da vivere con più calma

Oltre alle zone più celebri, io ti suggerisco di dedicare tempo anche a Shinsekai, che è un lato di Osaka molto diverso da quello patinato delle immagini più famose. Qui trovi Tsutenkaku Tower, Janjan Yokocho, insegne eccentriche, lanterne, ristoranti tradizionali e un’atmosfera che conserva ancora qualcosa della vecchia Osaka popolare. È una zona con un carattere fortissimo, e proprio per questo secondo me funziona benissimo nell’articolo: dà spessore e autenticità alla città.Un altro angolo che io inserirei è Hozenji Yokocho, perché aiuta a spezzare l’immagine di Osaka come città soltanto rumorosa e luminosa. In mezzo all’energia di Minami, questo vicolo più raccolto e tradizionale crea un contrasto molto bello e ricorda che Osaka ha anche angoli più intimi, quasi nostalgici. Il sito turistico di Osaka lo colloca infatti tra le tappe più note dell’area di Minami insieme a Dotonbori e Kuromon.

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Conclusioni

Questo viaggio in Giappone è stato uno di quelli che ti restano addosso a lungo. Per i paesaggi, certo, per il cibo, per i contrasti, ma soprattutto per quella sensazione continua di meraviglia che ho provato passando da una tappa all’altra.

Tokyo mi ha travolta, Takayama mi ha rallentata, Kyoto mi ha emozionata, Kinosaki mi ha rigenerata, Hiroshima mi ha fatto riflettere, Okinawa e Ishigaki mi hanno sorpresa, Osaka mi ha fatta sorridere fino all’ultimo giorno.

Se stai cercando un itinerario in Giappone lungo, vario e pieno di sfumature, questo percorso secondo me è una base bellissima da cui partire. È il tipo di viaggio che ti fa vedere il Giappone in tante forme diverse e che, proprio per questo, ti lascia addosso la voglia fortissima di tornarci.

E in fondo è questo il bello dei viaggi più riusciti: finiscono, ma continuano a vivere dentro di te ancora per tantissimo tempo.

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Laura Zampetti

Ciao, sono Laura Zampetti la fondatrice del blog www.weekendieri.com.
Una Weekendiera nata, una vera appassionata dei weekend fuori porta e di viaggi.
Ogni fine settimana vado a esplorare la nostra bella Italia per trovare posti sempre nuovi da proporvi.
Sono Travel Blogger da circa 5 anni dopo essermi licenziata da un lavoro in banca che non mi dava soddisfazioni.
Con il progetto de I Weekendieri voglio dimostrare a tutti che con anche solo 2 giorni a disposizione si possono vivere grandi esperienze!

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