Sono Laura, fondatrice de “I Weekendieri”, e questo itinerario di 10 giorni in India l’ho vissuto in prima persona. Ti dico subito una cosa, non è stato un semplice viaggio, ma una vera immersione in un Paese che ti travolge, ti spiazza, ti commuove e poi ti resta dentro. In dieci giorni ho attraversato alcuni dei luoghi più intensi dell’India del Nord, partendo da Delhi per poi toccare Varanasi, Agra, Abhaneri, Jaipur, Galtaji, Mandawa e infine tornare a Delhi, seguendo un percorso che unisce spiritualità, grandi monumenti, vita quotidiana e una delle feste più travolgenti che io abbia mai vissuto: Holi.
Se stai cercando un itinerario di 10 giorni in India, completo, autentico e ben bilanciato, sappi che questo è molto più del classico Triangolo d’Oro. Certo, ci sono Delhi, Agra e Jaipur, ma c’è anche Varanasi, che per me è stata l’anima del viaggio, c’è la sorpresa scenografica di Chand Baori ad Abhaneri e c’è il Rajasthan più poetico, quello delle haveli dipinte e dei villaggi. In altre parole, è un perfetto viaggio in India per chi vuole vedere i simboli più iconici del Paese senza rinunciare alla sua parte più viva e profonda.
Alla fine dell’articolo troverai il programma, giorno per giorno, che ho seguito perosnalmente.

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Perché scegliere un itinerario di 10 giorni in India
L’India non è una destinazione da consumare in fretta. Anche quando hai a disposizione poco tempo, devi darle spazio. Per questo un itinerario di 10 giorni nell’India del Nord ben studiato funziona così bene.
Ti permette di entrare gradualmente nel ritmo del Paese, passando dal caos magnetico di Delhi alla spiritualità assoluta di Varanasi, dalla perfezione quasi irreale del Taj Mahal ai colori pieni e terreni del Rajasthan. È un viaggio che cambia continuamente registro, e proprio per questo non annoia mai.
Nel mio caso, la forza di questo percorso è stata soprattutto l’equilibrio. Ho trovato monumenti straordinari, sì, ma anche mercati rumorosi, risciò, templi, rituali, barche sul Gange all’alba, laboratori artigianali, villaggi rurali e una festa di Holi condivisa con la popolazione locale. È il genere di Delhi Agra Jaipur Varanasi itinerario che consiglio a chi sogna l’India da tempo ma non vuole fermarsi alla superficie.

Delhi tra Old Delhi, Jama Masjid, Chandni Chowk e templi iconici
L’ingresso in India, per me, non poteva che essere Delhi. Una città che non cerca di essere gentile al primo sguardo.
Ti investe con i suoni, con il traffico, con gli odori, con le persone, con quell’energia quasi scomposta che però dopo pochissimo inizia a sembrarti irresistibile. Il mio primo impatto è stato Old Delhi, e ti assicuro che iniziare da qui ha un senso profondo, ti toglie subito qualsiasi filtro. Ho visitato Jama Masjid, una delle più grandi moschee del Paese, commissionata da Shah Jahan nel XVII secolo, e poi mi sono lasciata trascinare nel dedalo vivo di Chandni Chowk, il grande mercato storico voluto anch’esso in epoca moghul. Tra spezie, sari, botteghe e risciò, qui non guardi la città: la senti addosso.
Dopo l’immersione più intensa, Delhi cambia volto. Raj Ghat, memoriale di Mahatma Gandhi, è un luogo semplice e raccolto, quasi in contrasto con il resto della capitale, e per questo ancora più potente.
Poi c’è la Delhi monumentale, quella dei grandi viali e delle architetture imperiali, con il passaggio lungo Rajpath, India Gate, Rashtrapati Bhavan e Parlamento. Nel mio itinerario la città si è aperta ancora di più con Gurudwara Bangla Sahib, un luogo che consiglio sempre di vivere con rispetto e lentezza, e con i Lodhi Gardens, dove mausolei secolari e verde convivono in modo sorprendentemente armonioso. Jama Masjid oggi è visitabile in fasce orarie precise, Raj Ghat è circondato da giardini pensati per il raccoglimento, mentre Lodhi Garden è considerato uno dei grandi polmoni storici della città.
Varanasi e Sarnath, il volto più spirituale dell’India
Il secondo grande capitolo del viaggio è stato Varanasi, e qui ti confesso che ho smesso di provare a “capire” l’India in modo razionale. Ho semplicemente iniziato a viverla. Varanasi, città sacra dedicata a Shiva, è uno dei luoghi più venerati dell’induismo, e si percepisce subito che il rapporto con il sacro qui non è separato dalla vita quotidiana, è dentro ogni gesto, ogni preghiera, ogni fiore lasciato sul fiume, ogni gradino dei ghat.
Nel mio itinerario ho raggiunto prima Sarnath, uno dei luoghi chiave del buddhismo, dove il Buddha pronunciò il suo primo sermone dopo l’illuminazione. Il sito ruota attorno al Dhamekh Stupa, mentre il museo conserva reperti che vanno dal III secolo a.C. al XII secolo d.C., ed è considerato il più antico site museum dell’ASI.
La sera, invece, Varanasi si trasforma in qualcosa che è difficile raccontare senza cadere nella retorica. La Ganga Aarti, che si svolge ogni giorno sui ghat del Gange, è un rito collettivo ipnotico, fatto di fiamme, canti, conchiglie, campane e gesti ripetuti con una precisione quasi teatrale ma profondamente spirituale. Il punto più celebre è Dashashwamedh Ghat, dove la cerimonia richiama ogni sera fedeli e viaggiatori. Io l’ho vissuta come uno di quei momenti in cui non fai foto per qualche minuto, perché senti di dover esserci davvero.
L’alba successiva è stata uno dei ricordi più forti di tutto il viaggio. La barca sul Gange, mentre la città si risveglia, vale da sola il motivo della partenza. Dai ghat vedi i pellegrini che si immergono nell’acqua, i sacerdoti che iniziano i rituali, la gente che prega, lava i panni, medita, osserva. È una scena viva, sacra, ordinaria e solenne allo stesso tempo.
Dopo la navigazione, il mio percorso è proseguito con un passaggio alla Banaras Hindu University, fondata nel 1916, una delle istituzioni accademiche più prestigiose dell’India, e con la visita al Tempio di Madre India, voluto da Gandhi. In questo tratto del viaggio ho capito che Varanasi non è solo una città da vedere: è un luogo che ti obbliga a rallentare e a guardare il mondo da un’altra prospettiva.

Agra e l’emozione del Taj Mahal all’alba
Dopo il treno verso Agra, il viaggio cambia ancora pelle. Qui il protagonista assoluto è lui, il Taj Mahal, e ti dirò la verità, temevo di trovarlo troppo visto, troppo raccontato, troppo idealizzato. Invece no. Vederlo all’alba è stato un colpo al cuore.
Il Taj Mahal, costruito per volere di Shah Jahan in memoria di Mumtaz Mahal, fu realizzato tra il 1632 e il 1648 ed è oggi uno dei grandi capolavori del patrimonio mondiale UNESCO. Ma al di là dei dati storici, quello che ti resta è la sua leggerezza quasi irreale, la luminosità del marmo bianco e il lavoro incredibile degli intarsi in pietra dura.
Andare all’alba, per me, è stata la scelta perfetta. La luce è morbida, il complesso è ancora sospeso in un’atmosfera quieta e riesci ad assorbire meglio la bellezza del luogo. Oggi gli accessi ordinari aprono prima del sorgere del sole e il sito ufficiale ricorda che il Taj rimane chiuso ai visitatori il venerdì, dettaglio pratico da tenere bene a mente quando organizzi un viaggio di 10 giorni in India.
Da Agra a Jaipur con sosta ad Abhaneri e al Chand Baori
Uno dei motivi per cui amo questo itinerario è che non collega semplicemente una città all’altra, ma inserisce lungo il percorso tappe che sorprendono davvero. È il caso di Abhaneri, piccolo villaggio del Rajasthan dove si trova Chand Baori, uno dei pozzi a gradini più spettacolari che abbia mai visto. Costruito nel IX secolo, nato per conservare l’acqua e offrire sollievo dal caldo, conta circa 3.500 gradini disposti in una geometria ipnotica. È uno di quei luoghi che in foto sembrano bellissimi, ma dal vivo hanno qualcosa di quasi impossibile.
La cosa che mi è piaciuta di più di questa sosta è stata proprio la sua capacità di spezzare il ritmo in modo intelligente. Dopo la perfezione del Taj, Abhaneri porta il viaggio verso una bellezza più ruvida, più antica, più legata alla vita concreta delle comunità. E prepara perfettamente all’ingresso nel Rajasthan.

Jaipur in 2 giorni: Amber Fort, Hawa Mahal, City Palace e mercati della Città Rosa
Jaipur è una città che sa essere scenografica senza risultare finta. Fondata nel 1727 da Sawai Jai Singh II, la sua città murata è oggi patrimonio UNESCO e colpisce subito per il disegno ordinato, la pianta a griglia, le facciate uniformi e i grandi assi commerciali che ancora oggi scandiscono la vita urbana. È una città piena di identità, di colore, di artigianato e di eleganza rajput.
Il mio primo grande incontro con Jaipur è stato Amber Fort. Arroccato sulle colline, costruito in arenaria gialla e rosa, ha la forza scenica dei luoghi che parlano da soli. Cortili, sale decorate, intarsi, specchi: tutto racconta la raffinatezza del potere rajput. Rientrando verso il centro, la sosta davanti all’Hawa Mahal è una di quelle immagini che non dimentichi: il celebre Palazzo dei Venti, costruito nel 1799, con le sue 953 finestre, sembra quasi un merletto in pietra rosa.
A me è piaciuto molto anche il City Palace, ancora legato alla famiglia reale e oggi sede di un museo nato nel 1959, con collezioni che raccontano secoli di storia, tessuti, armi, miniature e oggetti di corte. È il posto giusto per capire che Jaipur non è soltanto bella, è colta, simbolica, profondamente consapevole del proprio passato.
Nel mio itinerario ho visitato anche un laboratorio artigianale dedicato alle pietre preziose, perché Jaipur è famosa da tempo per gemme e manifattura, e poi mi sono goduta la parte che preferisco sempre nelle città indiane: il tempo senza programma tra mercati, porte monumentali, botteghe e strade piene di vita.

Galtaji, Holika Dahan e Holi in India: l’esperienza più intensa del viaggio
Se devo indicarti il momento in cui questo itinerario di 10 giorni in India è diventato davvero indimenticabile, ti dico senza dubbio la parte legata a Holi. Ma prima ancora della festa dei colori, c’è stato Galtaji, un luogo di pellegrinaggio induista poco fuori Jaipur, immerso tra le colline degli Aravalli.
Non è solo un tempio, è un complesso fatto di padiglioni, sorgenti naturali, vasche sacre e kund dove i fedeli si immergono per purificarsi. È un posto molto diverso dai grandi monumenti del viaggio, più raccolto e più spirituale, e proprio per questo mi è rimasto dentro.
La sera precedente avevo già preso parte all’Holika Dahan, il grande falò che simboleggia la vittoria del bene sul male e che apre ufficialmente le celebrazioni di Holi. Le fonti culturali e turistiche lo descrivono come il rito del fuoco che ricorda la sconfitta di Holika e segna il passaggio dall’inverno alla primavera. Viverlo in India, nel contesto del Rajasthan, è stato molto più forte di quanto immaginassi.
Non è una semplice festa, è un momento collettivo che unisce simboli religiosi, comunità e rinascita.
Poi arriva Holi, e lì davvero bisogna lasciarsi andare. Nel mio caso la celebrazione è stata organizzata in modo autentico e immersivo, con musica dal vivo, danze tradizionali, abiti locali e l’incontro diretto con la popolazione del posto. Holi è il festival dei colori, dell’arrivo della primavera, dell’energia condivisa, e la cosa più bella è che per qualche ora tutte le distanze si azzerano.
Ti sporchi, ridi, balli, ti ritrovi piena di polveri colorate e con la sensazione di stare vivendo qualcosa di irripetibile. Se mi chiedi cosa significhi davvero fare esperienza di Holi in India, io ti rispondo così, significa accettare di non controllare tutto e lasciarsi attraversare dalla gioia.
Mandawa e la regione dello Shekhawati tra haveli dipinte e Rajasthan autentico
Dopo l’intensità di Jaipur e Holi, il viaggio prosegue verso Mandawa, e qui cambia di nuovo atmosfera. Siamo nella regione dello Shekhawati, la terra delle haveli, e ti assicuro che è uno di quei luoghi che sembrano creati per chi ama i dettagli, le storie e le città minori che sanno sorprendere. Secondo Rajasthan Tourism, Mandawa fu un importante centro dell’antica rotta commerciale tra Medio Oriente e Cina; attorno al forte voluto da Thakur Nawal Singh si sviluppò una città di mercanti che lasciarono in eredità dimore meravigliose, oggi famose per le facciate affrescate.
Passeggiare tra le haveli di Mandawa è stato come entrare in una galleria d’arte a cielo aperto. Ogni parete racconta qualcosa, ogni edificio ha colori, scene, motivi, dettagli che meritano di essere osservati con calma. E non è finita lì, perché il rientro verso Delhi è stato arricchito da una delle esperienze più belle e umane del viaggio, la sosta in un villaggio rurale, con pranzo tradizionale in stile Bajot servito in un antico palazzo. È uno di quei momenti che magari sulla carta sembrano secondari, ma poi ti restano impressi perché ti riportano al senso più profondo del viaggio: incontrare persone, ritmi e gesti quotidiani che altrimenti non vedresti mai.

Info utili per organizzare il viaggio: spostamenti, clima, abbigliamento e consigli pratici
Dal punto di vista logistico, questo Triangolo d’oro India e Varanasi esteso è pensato molto bene perché alterna trasferimenti su strada, un volo interno e un tratto in treno. Nel mio caso ho volato da Delhi a Varanasi, poi mi sono spostata in treno da Varanasi ad Agra e infine ho proseguito in auto privata con aria condizionata per le tappe in Rajasthan e per il ritorno a Delhi. È una formula che funziona, perché ti fa risparmiare tempo dove serve e ti permette di goderti con calma i paesaggi su strada nelle tratte più belle.
Per quanto riguarda il clima, tra fine febbraio e inizio marzo ho trovato giornate generalmente calde e soleggiate, soprattutto in Rajasthan, ma con mattine e serate più fresche a Delhi e Varanasi. Il mio consiglio è di vestirti a strati, capi leggeri in cotone o lino durante il giorno, una felpa o un maglioncino per alba e sera, scarpe comode e chiuse, cappello, occhiali da sole e crema solare. Nei luoghi religiosi conviene sempre avere spalle coperte e un abbigliamento rispettoso.
Per Holi, invece, cambia tutto, porta scarpe che si possano rovinare e proteggi telefono e fotocamera con cover o custodie adeguate, perché i colori restano ovunque.
Sul fronte salute e praticità, ti suggerisco di non essere superficiale. Bevi solo acqua imbottigliata o purificata, evita ghiaccio di provenienza incerta, prediligi cibi ben cotti e porta con te un piccolo kit di primo soccorso, farmaci personali, salviette, gel disinfettante e repellente per zanzare.
Aggiungo anche una cosa banale ma fondamentale, tieni sempre a portata passaporto, visto, copie dei documenti, adattatore universale e una borsa leggera per le escursioni giornaliere. Sono dettagli, sì, ma in India i dettagli fanno la differenza.
Meglio un viaggio organizzato o fai da te per un itinerario di 10 giorni in India?
Te lo dico con grande sincerità, un viaggio fai da te in India si può fare, ma per un percorso così ricco e serrato io continuo a pensare che un’organizzazione ben costruita abbia un valore enorme. Quando in dieci giorni vuoi incastrare Delhi, Varanasi, Agra, Jaipur, Mandawa e anche l’esperienza di Holi, avere trasferimenti già gestiti, guide locali, ingressi ai monumenti e supporto negli spostamenti ti permette di vivere tutto con molta più intensità e molta meno fatica.
Nel mio caso è stato proprio questo a fare la differenza, non ho sprecato energie dietro alla logistica e ho potuto concentrarmi sulle emozioni del viaggio. E in India succedono talmente tante cose, in ogni momento, che arrivare scarichi o stressati sarebbe davvero un peccato. Un viaggio organizzato bene non ti toglie autenticità, anzi, quando è fatto con criterio ti porta più a fondo, perché ti lascia il tempo mentale per assorbire ciò che hai intorno.
Questo itinerario di 10 giorni in India per me è stato uno dei viaggi più completi, intensi e colorati che abbia mai vissuto. Se sogni l’India da tempo, questo percorso è un modo splendido per iniziare: ti porta nei luoghi simbolo, ma ti lascia anche spazio per incontrare l’India più vera. E credimi, quando tornerai a casa con ancora addosso un po’ di colore di Holi e con il ricordo dell’alba sul Gange, capirai che non hai fatto solo un viaggio. Avrai aperto una porta.

Itinerario India 10 giorni: il programma giorno per giorno
Per aiutarti a visualizzare meglio il viaggio, ecco il nostro itinerario di 10 giorni in India scandito tappa per tappa. È un percorso intenso ma ben costruito, che alterna città monumentali, luoghi spirituali, trasferimenti scorrevoli ed esperienze autentiche. Dove utile, ti segnalo anche gli hotel previsti lungo il percorso.
Giorno 1 – Partenza dall’Italia
Si parte dall’Italia con volo internazionale per Delhi, facendo scalo a Doha. È l’inizio di un viaggio che ti porterà nel cuore dell’India del Nord, tra spiritualità, grandi città, Rajasthan e festa di Holi.
Giorno 2 – Arrivo a Delhi e primo incontro con la capitale indiana
L’arrivo a New Delhi segna l’inizio dell’immersione vera e propria. La giornata comincia subito con la scoperta di Old Delhi, tra la maestosa Jama Masjid, i vicoli pieni di vita di Chandni Chowk attraversati in risciò, il Raj Ghat dedicato a Gandhi e poi la parte più monumentale della città, con India Gate, Rashtrapati Bhavan, il Parlamento, Gurudwara Bangla Sahib, i Lodhi Gardens e il Tempio Birla. È un primo impatto fortissimo, perfetto per entrare subito nell’energia dell’India.
Ti suggerisco di pernottare a Delhi presso Deventure Sarovar Portico.
Giorno 3 – Da Delhi a Varanasi, passando per Sarnath
Di prima mattina si vola a Varanasi, una delle città sacre più importanti dell’India. Una volta arrivati, si visita Sarnath con il suo museo, uno dei luoghi simbolo del buddhismo, perché è qui che Buddha pronunciò il suo primo sermone. La giornata si chiude in modo memorabile sui ghat del Gange, assistendo alla cerimonia dell’Aarti, uno dei rituali più intensi e suggestivi di tutto il viaggio.
Ti suggerisco di pernottare a Varanasi presso Hotel River Rhythm.
Giorno 4 – Varanasi all’alba e treno per Agra
La giornata inizia con una delle esperienze più emozionanti dell’intero itinerario, l’escursione in barca sul Gange all’alba, mentre la città si risveglia tra preghiere, pellegrini, riti sacri e vita quotidiana. Dopo la colazione si prosegue con un giro panoramico della Banaras Hindu University e con la visita al Tempio di Madre India. Nel pomeriggio si lascia Varanasi per raggiungere Agra in treno.
Ti suggerisco di pernottare ad Agra presso Da Bungalow.
Giorno 5 – Taj Mahal all’alba, Abhaneri e arrivo a Jaipur
La mattina presto si visita il Taj Mahal all’alba, nel momento più poetico della giornata, quando il marmo bianco prende una luce morbida e quasi irreale. Dopo la visita si parte verso il Rajasthan, con una sosta ad Abhaneri per ammirare Chand Baori, uno dei pozzi a gradini più scenografici dell’India. In serata si arriva a Jaipur, la celebre Città Rosa.
Ti suggerisco di pernottare a Jaipur presso Sunder Palace.
Giorno 6 – Jaipur tra forti, palazzi e rituali
La giornata è dedicata alla scoperta di Jaipur, si visita il magnifico Amber Fort, si fa sosta davanti all’iconico Hawa Mahal e si entra nel City Palace, ancora oggi legato alla famiglia reale. Non manca una tappa in un laboratorio artigianale dedicato alla lavorazione delle pietre preziose, seguita da una passeggiata tra mercati e botteghe della città vecchia. In serata si partecipa al rituale di Holika Dahan, il grande falò che apre ufficialmente le celebrazioni di Holi.
Giorno 7 – Galtaji e Holi a Jaipur
Questo è uno dei giorni più speciali del viaggio. Si visita il tempio di Galtaji, importante luogo di pellegrinaggio immerso tra le colline, famoso per le sorgenti naturali e i kund sacri. È anche il giorno dedicato ai festeggiamenti di Holi a Jaipur, anticipati rispetto al calendario tradizionale della città, in un’atmosfera colorata, gioiosa e totalmente immersiva.
Giorno 8 – Da Jaipur a Mandawa e Holi con la popolazione locale
Di prima mattina si parte per Mandawa, nel cuore della regione dello Shekhawati. Qui si vive una delle esperienze più coinvolgenti di tutto l’itinerario: la celebrazione di Holi insieme alla popolazione locale, con musica dal vivo, danze tradizionali, colori e abiti tipici forniti per l’occasione. È la parte più festosa e condivisa del viaggio, quella che resta addosso anche dopo il ritorno.
Ti suggerisco di pernottare a Mandawa presso Desert Resort o Castle Mandawa.
Giorno 9 – Mandawa, villaggio rurale e rientro a Delhi
Prima di lasciare Mandawa si visitano le sue celebri haveli affrescate, tra le più affascinanti del Rajasthan. Durante il trasferimento verso Delhi c’è anche una sosta in un villaggio rurale, dove si osserva da vicino la vita quotidiana delle campagne indiane e si vive un pranzo tradizionale in stile Bajot, servito in un antico palazzo riservato al gruppo. In serata si arriva a Delhi per l’ultima notte.
Ti suggerisco di pernottare al Sunday Hotel, vicino all’aeroporto.
Giorno 10 – Rientro in Italia
Dopo la colazione, trasferimento in aeroporto e volo di rientro per l’Italia, con il cuore pieno di immagini, colori e ricordi di un viaggio intensissimo attraverso l’India del Nord.
Conclusioni
Questo itinerario in India di 10 giorni, per me, è stato molto più di un semplice viaggio. È stato un susseguirsi di emozioni, contrasti, meraviglia e momenti che restano impressi. Dalla vitalità travolgente di Delhi alla spiritualità di Varanasi, dall’alba davanti al Taj Mahal fino ai colori di Holi e alla bellezza autentica di Mandawa, ogni tappa ha aggiunto un tassello diverso a un’esperienza davvero completa.
L’India è uno di quei luoghi che non si limitano a farsi vedere: si fanno sentire. Ti sorprende, ti scuote, ti affascina e alla fine ti lascia addosso qualcosa di profondo. Se stai cercando un itinerario capace di unire grandi classici ed esperienze autentiche, questo viaggio nel Nord dell’India è davvero un punto di partenza speciale. E sono sicura che, una volta tornata, una parte di te resterà lì.
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Laura Zampetti
Ciao, sono Laura Zampetti la fondatrice del blog www.weekendieri.com.
Una Weekendiera nata, una vera appassionata dei weekend fuori porta e di viaggi.
Ogni fine settimana vado a esplorare la nostra bella Italia per trovare posti sempre nuovi da proporvi.
Sono Travel Blogger da circa 5 anni dopo essermi licenziata da un lavoro in banca che non mi dava soddisfazioni.
Con il progetto de I Weekendieri voglio dimostrare a tutti che con anche solo 2 giorni a disposizione si possono vivere grandi esperienze!
